E’ morto Jack Tramiel, il creatore del Commodore 64

Jack Tramiel fu il creatore del Commodore 64, computer che negli anni ’80 e ’90 ha avuto un ruolo da protagonista nel compito di informatizzare mezzo mondo.

Jack Tramiel si è spento all’età di 83 anni, a dare la notizia è stato il figlio. La morte è avvenuta domenica.

Qui di seguti la biografia presa da Wikipedia Italia:
“Tramiel nacque nel 1928 a Łódź, Polonia. Dopo l’invasione nazista nel 1939, la sua famiglia fu trasportata nel ghetto a Łódź, dove lui lavorò in una fabbrica di pantaloni. Quando i ghetti furono liquidati, la sua famiglia fu mandata nel campo di concentramento di Auschwitz. Fu esaminato dal dottor Josef Mengele e scelto per una squadra di lavoro, dopodiché lui e suo padre furono mandati al campo di lavoro Alum vicino ad Hannover, mentre sua madre restò ad Auschwitz. Suo padre morì di tifo nel campo di lavoro come molti altri, anche se Tramiel ha sempre creduto che fosse stato ucciso con un’iniezione di gasolio. Tramiel fu salvato nell’aprile del 1945 dagli americani.
Nel novembre del 1947, Tramiel emigrò negli Stati Uniti e si arruolò nell’esercito dove imparò a riparare strumenti da ufficio, come le macchine da scrivere. Nel 1953, lavorando come tassista, comprò un negozio di riparazioni nel Bronx, chiamandolo Commodore Portable Typewriter Company. Scelse “commodore” (in italiano “commodoro”) perché voleva un nome che avesse affinità con il mondo militare e perché gli altri gradi alti della gerarchia militare, come ammiraglio o generale, erano già stati presi da altre compagnie. La società divenne distributrice per il Nord-America delle calcolatrici italiane Everest[1][2]. Successivamente, strinse un accordo commerciale con una ditta cecoslovacca che costruiva le macchine per scrivere che poi la Commodore rivendeva negli Stati Uniti. Ma dato che la Cecoslovacchia era uno stato membro del Patto di Varsavia, Tramiel dovette trasferirsi in Canada per aggirare le restrizioni sulle importazioni vigenti negli USA. Fondò quindi la Commodore Business Machines con sede a Toronto.

Per aiutare la sua nuova società scelse un finanziatore, C. Powell Morgan, capo della Atlantic Acceptance Company. Nel 1962 la Commodore fu quotata in borsa, collocando le proprie azioni a 2,50 dollari l’una. Nel 1965 la Atlantic fallì e Morgan fu accusato dal Governo Canadese di frode finanziaria, uso illecito di società di comodo e valori gonfiati di azioni. Tramiel fu sospettato di complicità ma non fu mai incriminato per tali reati.

Nel 1966 Tramiel decise di cedere il 17% della Commodore ad un nuovo investitore, Irving Gould. L’operazione portò nelle casse della società 400.000 dollari, che furono investiti per introdurre la società nel mercato delle calcolatrici meccaniche.

Alla fine degli anni sessanta i giapponesi cominciarono a costruire calcolatrici meccaniche a basso costo, portando via fette di mercato alla Commodore. Gould convinse Tramiel ad un viaggio direttamente in Giappone per scoprire il modo di competere con loro ma, durante la sua visita, vide che i costruttori asiatici stavano spostando il proprio interesse verso le calcolatrici elettroniche e che, quindi, le calcolatrici meccaniche avevano ormai fatto il loro tempo.”

R.I.P.

Ad maiora

La strage norvegese?? E’ tutta colpa dei videogames – ovvero come fare DISINFORMAZIONE !!

Spesso si tende “demonizzare” quello che non si conosce…… se poi questo l’unisci al giornalismo 1.0 (quelle delle televisioni) che ormai è bello che morto ti viene fuori questa storia qui !!!
Il protagonista è il TG1, che dimostra come si fa pura DISINFORMAZIONE.
Girando su Facebook mi imbatto in un gruppo che si chiama “Movimento contro la disinformazione sui videogiochi”, il quale ha anche un manifesto che recita la seguente storia:

“Questa Pagina nasce come risposta allo scandaloso servizio del TG1 che ha messo in relazione la strage di Oslo con i videogiochi. In futuro servirà per raccogliere tutte le segnalazioni simili e per raggiungere le istituzioni preposte.

Ecco il nostro manifesto! Dopo un evento traumatico come quello avvenuto in Norvegia, con la strage di decine di ragazzi a opera di uno squilibrato cristiano di estrema destra, tale Anders Behring Breivik, è normale che la società s’interroghi sui perché che l’hanno generato.

Meno normali sono state alcune reazioni della stampa, con quella italiana che si è messa in luce per la pochezza degli argomenti.

Il fatto marginale: Anders Behring Breivik, tra le sue passione, annoverava anche quella per i videogiochi. Di cosa stupirsi? I videogiochi fanno parte del mondo dell’intrattenimento da diversi decenni e crediamo che non ci sia niente di strano o incredibile che un uomo cresciuto in una nazione benestante come la Norvegia ne abbia fatto uso durante gli anni della sua crescita.

Sarebbe anche da far presente che ormai moltissimi individui sono cresciuti, o stanno crescendo usando videogiochi e non hanno fatto e non andranno a fare stragi. Non è un argomento molto intelligente, anche se è parecchio diffuso nel nostro ambiente.

Il discorso è molto più semplice: se dessimo alle passioni o all’ideologia di Breivik un peso identico, allora dovremmo pensare che anche il suo essere un cattolico lo abbia spinto al massacro. Dichiariamo guerra al Vaticano? E vogliamo parlare della musica classica? Hitler era un grande appassionato di musica classica e di pittura figurativa, eppure non mi sembra che dopo la Seconda Guerra Mondiale qualcuno abbia chiesto di mettere sotto chiave la Gioconda o abbia vietato Wagner. Anche Breivik è un appassionato di musica classica, ma in coscienza vogliamo e possiamo dare alla bellezza della musica la colpa di un massacro?

La questione è molto complessa e non è il caso di mettersi a psicanalizzare Breivik con i pochi elementi a nostra disposizione. Anche perché nelle prossime settimane di psicologi e psichiatri d’accatto che tenteranno di spiegare i suoi moventi ce ne saranno a bizzeffe.

In questo senso, l’unico consiglio che possiamo darvi è quello di non affidarvi alle opinioni del primo cretino che s’improvviserà “esperto” o che vorrà dire la sua perché depositario del sacro fuoco della verità. Per esprimere un’opinione sensata su certi argomenti, che non sia il frutto di un rigurgito di banalità, bisogna saperne un bel po’.

Ma torniamo alla stampa italiana. Dopo la lunga e doverosa premessa, come non segnalarvi questo disgustoso servizio del TG1 di Augusto Minzolini in cui la colpa del massacro viene attribuita completamente ai videogiochi (la tesi più comoda, ovviamente)? Oltretutto con argomentazioni così sciocche e superficiali che fa semplicemente pena pensare che siano state espresse in un telegiornale con diffusione nazionale. ”

Qui è riportato il VERGOGNOSO servizio del TG1 !!!
Ancora una volta la TV perde punti e viene dimostrato come il giornalismo vecchia maniera (ovvero il giornalismo 1.0) è morto !!! Lasciata spazio al Giornalismo 2.0 l’unico vero giornalismo del futuro !!!

Se avete un account Facebook potete cercare il gruppo scrivendo Movimento contro la disinformazione sui videogiochiManifesto.

Ad maiora