L’uragano Sandy può mettere offline il WEB

In queste ore tutti gli Stati Uniti, in particolare i cittadini di New York, sono con il fiato sospeso per l’arrivo dell’uragano Sandy (ore 18 italiane) che nelle ultime ore è diventato ancora più grosso e non promette niente di buono.

L’uragano Sandy potrebbe essere una catastrofe anche il per il web, infatti nel suo tragitto c’è anche la Virginia lo stato dove risiedono la maggioranza dei DataCenter che sono la spina dorsale del Cloud Web. Ma che cosa è un DataCenter? Un DataCenter è un luogo dove vengono fisicamente stoccati i dati e le informazioni necessarie a far funzionare servizi web e i dati che noi utenti archiviamo sul Cloud.

A rischio sono Google, Rackspace, Apple e in particolare Amazon. Su Amazon si stima che sia stoccato l’1% dell’intera rete. Questi DataCenter sono a rischio innondazione, che potrebbe mettere ko l’intera server farm, e blackout. E’ vero che i grossi DataCenter hanno dei sistemi di backup per mantenere in piedi tutti i servizi, ma questa volta potrebbero non bastare.

I servizi Web a rischio sono Netflix, Instagram, Reddit e Pinterest. Certo rispetto a quello che potrebbe succedere nel “mondo reale” rimanere senza Instagram non è un problema…ma rimanere senze Rete (in un mondo dove ormai si fa tutto con la Rete) potrebbe diventarlo.

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Assange videomessaggio per ringraziare l’Ecuador

Assange, fondatore di Wikileaks, dichiara in un videocollegamento con l’ONU: “Se parlo da uomo libero è grazie all’Ecuador”.
Così inizia il suo videocollegamento dove inoltre accusa le forze armate americane in Iraq di ”omicidi e corruzione politica”.

Le autorità militari americane hanno dichiarato Julian Assange e Wikileaks nemici degli Stati Uniti, per questo motivo ha chiesto e ottenuto l’estradizione in Ecuador dove vive da uomo libero.

Ma vediamo chi è Julian Assange (fonte Wikipedia):
Julian Paul Assange (Townsville, 3 luglio 1971) è un giornalista, programmatore e attivista australiano, noto principalmente per la sua collaborazione al sito WikiLeaks, del quale è co-fondatore e caporedattore.
Assange nasce a Townsville, nel Queensland, nel 1971[1]. Assange si definisce un anarchico e un libertario. I genitori si conobbero durante una manifestazione contro la guerra in Vietnam. Figlio di attori teatrali cambia 37 scuole da bambino.[2] Lascia la casa a 17 anni, si sposa a diciott’anni e diventa padre; poi si separa dalla moglie[1]. Verso la fine degli anni ottanta diviene membro di un gruppo di hackers noto come “International Subversives” (Sovversivi internazionali) con lo pseudonimo di “Mendax” (da una frase di Orazio: “magnificamente mendace”)[3]. Nel 1991 subisce un’irruzione nella sua casa di Melbourne da parte della polizia federale australiana[4], secondo l’accusa di essersi infiltrato in vari computer appartenenti a un’università australiana e nel sistema informatico del Dipartimento della difesa americano[1][5]. Nel 1992 gli vengono rivolti 24 capi di accusa di hacking.

Assange è condannato, ma in seguito è rilasciato per buona condotta, dopo aver pagato una multa di 2100 dollari australiani. Nel 1995 programma Strobe[6], software open-source dedicato al port scanning. Nel 1997 collabora alla stesura del libro Underground: Tales of Hacking, Madness and Obsession on the Electronic Frontier. Dal 2003 al 2006, studia fisica e matematica all’Università di Melbourne, ma non ottiene una laurea[5]. Studia anche filosofia e neuroscienze[7]. A partire dal 2007 è tra i promotori del sito web Wikileaks, del quale si definisce editor in chief[8]. Il 28 novembre 2010, dopo averlo annunciato diverso tempo prima, WikiLeaks rende di pubblico dominio oltre 251.000 documenti diplomatici statunitensi, molti dei quali etichettati come “confidenziali” o “segreti”. Il giorno seguente, il general attorney dell’Australia, Robert McClelland, dichiara alla stampa che l’Australia è intenzionata a investigare sulle attività di Assange e di Wikileaks[. Afferma inoltre che, dal «punto di vista dell’Australia, ci potrebbe essere un buon numero di leggi violate con il rilascio di queste informazioni. La polizia federale australiana lo sta verificando». McClelland non esclude la possibilità del ritiro del passaporto australiano dell’informatico.

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