Quanto costa una recensione ?

Caro blogger ma quanto costa una tua recensione ?

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Nell’ultimo anno ho avuto 4 richieste di recensione a pagamento che però non sono andate a buon fine, ovvero non si sono mai concretizzate. Il motivo? Il prezzo come sempre ma anche per colpa della mentalità, si perché (almeno in Italia) si pensa che il blogger sia una figura non ben definita (il blogger non è un lavoro..in Italia)  da sfruttare per farsi largo nel web.

Alcune volte arrivano richieste di recensioni a gratis con la promessa che condivideranno il tuo post sui loro Social e ti assicurano che avrai un ottimo riscontro in visibilità. Si c’è ancora gente che ragiona così o meglio che ti vuole fregare in questa maniera. Avete mai visto il video “Freelance SI, Coglione NO!!

 

 

Questo capita anche nel mondo dei Blog e di solito questi “imprenditori” prendono di mira i piccoli medi blog perché, come si dice a Roma,  magari ce cascano !! E se queste persone ancora popolano il web è anche colpa di chi accetta di scrivere solo per avere la visibilità !!

 

CARO BLOGGER CON LA VISIBILITA’ NON CI PAGHI MANCO L’AFFITTO DEL SERVER !!

 

Poi ci sono anche quelli che ti pagano per scrivere una recensione sul tuo blog, poco, ma ti pagano. E qui, come diceva qualcuno, la domanda nasce spontanea. Ma quanto costa una recensione sul mio blog? Alle prime due richieste, essendo anche le prime, ho volato basso e ho chiesto 100€ e la risposta è stata: “Mi dispiace ma l’idea di budget era di 50€”, “Mi dispiace ma l’idea di budget era di 30€”.

Signori per 30€ non facciamo manco la fatica di accendere il computer !! Quindi le prime due non sono andate bene, la terza richiesta invece mi è stato risposto in maniera secca che “Era troppo” e poi è sparito. Alla quarta richiesta, visto che mi ero stufato di questi personaggi che vogliono la pubblicità ai loro prodotti gratis, sono andato pesante: “La recensione costa 500€“. E ho anche evidenziato la portata che avrebbe avuto il post se lo condividevo nei miei Social. Naturalmente la risposta è stata che era troppo.

E qui siamo arrivati al nocciolo della questione, quanto si deve far pagare un blogger per una recensione ? Si ok dipende dalla lunghezza del post, si ok dipende dalla qualità del post ma dipende anche da una cosa molto preziosa che ti sto offrendo, il mio pubblico !!  Se sono un blogger seguito (non è che servono i numeri dei GURU) io ti sto offrendo i miei lettori che potrebbero diventare tuoi potenziali clienti, più alto è il loro numero e più la recensione costa.

Buzzoole mi comunica che sommando tutti i Social dove sono iscritto ho un audience di 3K se a questo ci sommiamo i 1222 followers diretti del blog, allora, superiamo i 4K. Non sono tantissimi ma neanche pochi e sicuramente non li svendo per 30€ o per la visibilità.

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CONCLUSIONE

Pochi maledetti e subito

Adesso tocca a te a dire la tua? Cosa ne pensi ? Preferisci la visibilità, essere sotto pagato o pagato il giusto? A te la parola, sfrutta i commenti sotto questo post per lasciare la tua idea.

Se hai trovato interessante il blog lo puoi votare nella CATEGORIA 27 per il Macchianera Italian Awards cliccando qui.

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Autore: Mr Tozzo

Ciao sono ANDREA TOXIRI (aka Mr Tozzo), Street e Portrait Photographer. La fotografia è una passione che coltivo da tempo e che in questi ultimi anni è diventata sempre più dominante. I generi di fotografia che preferisco sono: Street Photography, Portrait, Sport e Foto Reportage, naturalmente alla pratica affianco sempre lo studio per tenermi sempre aggiornato e migliorare il mio stile.

84 pensieri riguardo “Quanto costa una recensione ?”

  1. Oh
    Ma allora anobii quanto dovrebbe pagarmi ?! Di recensioni nel blog i ne ho scritte parecchie, anche negative eh, tutte gratis, mai richieste. A volte mi diverte farlo, altre mi piace il confronto con i lettori sui libri, altre ancora perdo solo tempo. Evvabbe, …cm io lettrice leggo le recensioni e spero sempre che siano sincere.

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        1. Dipende dalla credibilità del blogger e quanto ci tiene a non perderla.

          Molti blogger si svendono per pochi euro, ma poi perdono una cosa molto importante: LA CREDIBILITA’.

          Una volta persa il blogger ha finito perché sarà difficile recuperarla.

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          1. La credibilità è importante. La spontaneità e la sincerità possono essere inversamente proporzionali ai soldi? Se ti offro 500 euro per parlare bene di un mio prodotto (la pubblicità è questa: parlare bene) sei condizionato già.
            Per fare un esempio: la gente che viaggia si fida di tripadvisor per le recensioni e le opinioni spontanee e quindi sincere di altri viaggiatori. Dovesse uscir fuori che la maggior parte sono a pagamento, tripadvisor diverrebbe un normale sito di agenzia turistica, cioè da prendere con le pinze.

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  2. Purtroppo tante aziende non conoscono (o conoscono poco) la realtà dei social e dei blog. Pensano a recensioni e visibilità come tattica one-shot, magari anche solo per copiare un concorrente, e non come elemento di una strategia a medio/lungo termine… senza essere in grado di quantificarne il valore in termini quantitativi ed economici. E poi ci sono quelli che invece “proprio ci marciano”!

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    1. Esatto, il problema che la figura del blogger non è vista ancora come un figura professionale “seria” e quindi credono che sono loro a farti il favore, invece non capiscono che è proprio il contrario.

      E’ il blog che ti permette di avere più visibilità, raggiungere persone che molto probabilmente con la pubblicità normale non riusciresti a raggiungere.

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      1. Semplicemente perché non è una figura professionale seria, se chiedete soldi agli intervistati/recensiti. Semplice 😉 Lasciate fare i giornalisti a chi lo è, da bravi

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        1. Nessuno vuole toccare la categoria dei giornalisti….nessuno chiede tangenti (come hai detto tu)…solitamente non è il blogger che va in giro a chiedere soldi in cambio di recensioni favorevoli….ho l’impressione che conosci molto poco il mondo del web.

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          1. Accettare soldi da una persona che recensisci non è etico. Punto. Vuoi scrivere professionalmente? Comprati un libro di deontologia professionale.
            Condanni un politico che ti trova un lavoro in cambio di voti?
            Un editore che chiede soldi in cambio di pubblicazione?
            Un datore di lavoro che non ti paga con la scusa che devi fare esperienza?
            O quelli che ti accollano l’iva senza pagartela in più?
            Siete la faccia della stessa moneta, anche se non te ne rendi conto. La degenerazione della morale nostrana.
            E, per la cronaca, penso che il web io lo conosca un pochino meglio di te. Fidati 🙂

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              1. “Non si commenta in anonimo” è l’apice di quando non si sa cosa rispondere.
                Al di là del mio nome, ho scritto cose non condivisibili? Brutte brutte? Sbagliate? Tutto ciò che sai dire è che non si commenta in anonimo?
                Bada ai contenuti di ciò che scrivo non al nome e cognome, al genere (possono essere uomo o donna), alla regione ecc. I contenuti, sono quelli che rendono autorevole un prodotto.

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  3. Sono un’insegnante, blogger per passione, abbastanza seguita. Faccio molte recensioni di libri perché grandi case editrici scolastiche mi mandano le loro novità. La recensione è gratuita, in cambio solo del volume da recensire. In questo modo sono libera di essere sincera: se non mi piace non recensisco. Ai lettori voglio offrire la mia onestà… tanto con il blog non guadagno nulla comunque.

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  4. Eccomi Andre.
    La prima cosa che mi chiederei sarebbe: può interessare ai miei lettori? Se la risposta fosse affermativa allora stabilirei dei punti fermi con il proponente. Primo punto: scrivo quello che mi pare sul tuo prodotto, zero censura. Punto secondo: avviserò i miei lettori che il post è stato sponsorizzato. Punto terzo: caccia 100€ o ciccia.
    Il prezzo non è minimamente trattabile, e aggiungo che uno spot pubblicitario di pochi minuti sui canali tradizionali, radio e tv, costerebbe almeno 2 zeri in più perché oltre ai costi di realizzazione si aggiungerebbero quelli relativi alla frequenza, alla fascia oraria e al collocamento all’interno del palinsesto.
    Sarebbe bello che alcuni imprenditori nostrani imparassero a fare i conti. Allo stesso prezzo di uno spot potrebbero avere 100 articoli di blogger. Metti il caso che tutti avessero una nicchia come la tua, il prodotto avrebbe una visibilità almeno di 400k.
    Aggiungo una piccola considerazione finale: al posto che menarla con la visibilità, che invece di darla, sono loro a riceverla ed è il motivo per cui devono pagare, dovrebbero considerare l’ipotesi di regalare i loro prodotti senza la certezza di ricevere in cambio alcunché. E’ un concetto che ti devo spiegare un attimo. Se si studiano attentamente i comportamenti social di alcune personalità del web, quasi certamente se ricevessero un omaggio sarebbero ben felici di raccontarlo, di condividere una foto, di lasciarsi andare un complimento. Prendi ad esempio il caso del nostro amico Rudy: secondo te perché gli hanno dato una smart in comodato d’uso per un anno? Esatto: pubblicità genuina e visibilità
    garantita. Ottimo affare! Cari imprenditori è ora che vi date una svegliata: i tempi sono cambiati, dovete rivedere completamente le vostre strategie.
    Simone

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    1. Hai pienamente ragione anche del ricevere omaggio. Il caso di Rudy credo che le future generazioni lo studieranno nei libri di marketing…un caso di WIN-WIN. La smart ha avuto pubblicità gratuita e Rudy ha avuto una macchina per 1 anno.

      Vuoi che ti faccio la recensione sul tuo ultimo smartphone? Ok regalami lo smartphone oppure me lo fai provare ma mi paghi la recensione…però come dici te scrivo quello che penso senza censure.

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  5. Caro Andrea,

    hai scritto proprio un articolo interessante che mette in luce la mentalità degli imprenditori con cui noi lavoratori autonomi ci confrontiamo ogni giorno.

    Costoro vogliono il massimo dando il minimo. Visione miope e di corto respiro.

    Affamare il blogger che ti dà visibilità è controproducente.

    In primo luogo perché il suo impegno nella recensione sarà pari al valore economico che gli viene retribuito.

    Infine, poiché non è detto che in futuro l’imprenditore non abbia ancora bisogno di lui ed in certi casi la memoria è lunga.

    Detto ciò, penso che alcuni blogger accettino di essere pagati poco poiché stiamo uscendo da una lunga crisi e qualche soldo in più fa sempre comodo.

    Peccato che così danneggiano tutta la categoria.

    Invece, quelli che si vendono per un po’ di visibilità non capiscono che la notorietà che ambiscono a raggiungere si conquista solo con la passione, il duro lavoro e, soprattutto, il tempo.

    By the way, alla prossima richiesta spara mille euro e, poi, aggiungi che sono trattabili. 🙂

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  6. Articolo parecchio interessante! Non sono sicura, in realtà, che sia giusto per un blogger farsi pagare per una recensione, così come non è giusto che un critico professionista si faccia pagare per la stessa. Quest’ultimo verrà pagato dalla testata per cui scrive, non dall’autore del libro, e visto che il blogger è indipendente non ha un datore che lo possa pagare. Vado un po’ controcorrente forse, e non me ne vogliano male i blogger amici, ritenendo che il blog non sia un luogo professionale, semmai amatoriale; il che non vuol dire che chi lo gestisce non svolga un ottimo lavoro e non sia serio, anzi!
    Detto questo l’autore che contatti chicchessia per una recensione deve sicuramente fare dono al blogger o al redattore in questione del frutto del suo lavoro, e il blogger (o il redattore) da parte sua deve impegnarsi in una recensione quanto più onesta e critica possibile 🙂
    Ma sul farsi pagare per questo ancora sono in dubbio.

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          1. Mmmmh! Bella domanda! Non saprei. Ho iniziato da poco a seguire i blog, sui social per lo più, e da quel che ho visto finora credo che si tratti di un ottimo luogo di approfondimento per chiunque desideri scoprire altre opinioni e, perché no, aiutarsi a formarsene una.
            Sto scoprendo molti blogger diversi: chi lo fa come semplice passatempo dopo la scuola, e lì te ne accorgi perché non hanno il minimo interesse a produrre un sito di qualità quanto più “professionale” possibile e riempiono i post di faccine e disegnini, come se stessero twittando agli amici; e chi dedica molto tempo alla ricerca, all’informazione e alla scrittura, offrendo di conseguenza contenuti di qualità.
            Ammiro l’impegno e il risultato di questi ultimi, evito come la peste i primi.
            In realtà non so rispondere alla tua domanda se non superficialmente. Sono da troppo poco nel giro. Inoltre non ho un blog, quindi in effetti nel giro non ci sono per niente! 😀

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  7. Interessante articolo, ma quasi tutto basato sul numero di follower e sulla loro potenzialità e non sulla qualità della recensione.
    Sappiamo bene che molti blog hanno molti follower non proprio per capacità, ma per qualche giro strano di marketing, (non parlo del tuo blog che sai che frequento e apprezzo, ma ad esempio di quelli consigliati da wp, ad esempio)
    Siamo sicuri allora di voler dare 500€ per una recensione in cambio di lettori e non di qualità?
    Da lettore preferisco di gran lunga sapere che la recensione che sto leggendo non è stata pagata ( al massimo con il libro) piuttosto che sapere che sono stati investiti 500€ per la stessa.
    Da blogger, preferisco scriverle gratis quando il libro mi è piaciuto e secondo il mio stile.

    Detto tutto questo,oggettivamente, i blogger se contattati per una recensione a richiesta, devono essere pagati!

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    1. I numeri da soli non bastano perché, come hai detto anche giustamente te, alcuni sono pompati in maniera anomala.

      La qualità e la sincerità della recensione sono due fattori molto importanti, ma anche i numeri hanno il loro peso.

      Un conto è una recensione che raggiunge 10 persone e un conto è una recensione che raggiunge 1000 (o più) persone.

      Non credi?

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    1. Su questo concordo anche io, ma credo che alla persona che ti chiede una recensione (pubblicità) del suo prodotto interessi la conversione, ovvero che il tuo follower compri il su prodotto.

      Svendere (per pochi euro) o prendere in giro i propri followers (spacciando un prodotto per buono) non è il massimo della furbizia, almeno io la penso così.

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  8. L’ha ribloggato su squarcidisilenzioe ha commentato:
    Interessante articolo di Mr Tozzo sulle recensioni a pagamento nei blog.
    A parte che se si richiede un lavoro, deve essere ricompensato correttamente, io mi trovo in dissenso sul fatto che i numeri contano. Ovvero, più follower ci sono e più la recensione costa. So che questo è giusto dal punto di vista del marketing, ma sono dell’idea che sia meglio una platea piccola ma interessata al prodotto piuttosto che una folla di follower che mettono il loro mi piace senza lettura.
    Voi follower cosa ne pensate?

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  9. Praticamente chiedi una tangente a chi recensisci-intervisti?
    Si può benissimo attaccare l’Ordine dei Giornalisti e sbandierare l’indipendenza del web, ma sono atteggiamenti poco etici come i tuoi che generano la malainformazione. Un giornalista (uno vero, non un “blogger” come te) vengono pagati da un editore o – in caso di sito/testata autogestita (o anche di blog) – dagli investitori pubblicitari. Se hai un seguito chiedi donazioni ai lettori e/o proponi abbonamenti. Chiedere soldi a chi intervisti o recensisci si chiama tangente. Come puoi garantire un servizio autorevole che vieni pagato dall’autore? 😀 Ti do’ 100 euro per parlare BENE del mio libro, del mio disco, del mio qualunque cosa e tu lo fai. Un servo di chi ti paga che fornisce PESSIMA informazione e che discredita ulteriormente una categoria.

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      1. Chiedi comunque soldi a chi non li devi chiedere.
        E’ come se all’ufficio postale, oltre al francobollo, mi chiedessero un tanto per inviarmi la lettera, altrimenti ciccia. Non è l’intervistato/recensito a doverti pagare e se chiedi soldi a loro stai facendo male il tuo lavoro.
        Quello del blogger è una bella professione ma va fatta eticamente. Cerca sponsor, iscriviti al roc come tutti gli editori, magari iscriviti a un servizio di crowdfunding e lavora in totale autonomia. Ma altrimenti getti solo discredito sulla mia categoria. Un giornalista viene pagato dal giornale non da chi intervista. Si chiama informazione, non marchetta.

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        1. Prima di tutto quando si commenta non lo si fa in anonimo come stai facendo te.

          Secondo io non getto discredito su nessuno

          Terzo se uno mi cerca per una recensione (intervista mai detto) perché la dovrei fare gratis?

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          1. Punto primo il web prevede l’anonimato.
            Secondo butti discredito sull’informazione.
            Terzo, non ti ho detto che lo devi fare gratis, ma che lo stai facendo male, sbagliato, in maniera che potrebbe persino portarti problemi legali. Io mica scrivo gratis: ho un editore che mi paga. E se non ho un editore sono i click che mi generano i visitatori. O i banner venduti su un giornale on line; o le pagine venduta su quelli cartacei. Insomma, lavoro serio e onesto. Gratis mai, per carità. Ma non si chiede agli intervistati. Non sei credibile se lo fai. E nemmeno etico. Poi fai come ti pare, ma non scandalizzarti se qualcuno si rifiuta di pagarti. Sono solo persone intelligenti.

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              1. Guarda, io non ce l’ho contro di te ma non sono d’accordo con il modo in cui ti muovi e il perché te l’ho detto di sopra. L’esempio più calzante è quello del politico. Ti trova un lavoro e gli dai il voto o gli allunghi un centone. Tu non te ne rendi conto perché sei in buona fede ma in materia di comunicazione c’è tanta ignoranza. Il fatto che tu gestisca un blog e tu non sia un giornalista, questo non ti esime dall’etica. Tutto qua. Ed è un gioco pericoloso, perché se qualcuno ti dovesse denunciare si potrebbe aprire un precedente.
                Esistono fior di blog autorevoli. Ne nomino due, uno nostrano e uno internazionale (per favore, non badare ai contenuti dei siti che menzionerò): Dagospia e Huffintonpost. Nomi forti? Ora, forse, ma entrambi sono nati dal niente. La rete ci permette questo: palla al centro e siamo tutti (quasi tutti) uguali. Trovi un nome, compri un dominio e via. Come hai fatto tu. Investi sul tuo tempo, crea contenuti buoni, fatti un giro di utenti (che, a quanto ho capito tu hai) e cerca partners. Parli di videogames? Senti le case e fatti pagare la pubblicità (cosa cambia? Eticamente tutto: non stai vendendo informazione viziata da un pagamento alla fonte, ma stai mostrando il banner pubblicitario di un prodotto); idem per i libri. “Quanto vuoi per una recensione?” “Sei fuori? Niente, non si fa! Però ti vendo un banner per $$$”. Pubblicità chiama pubblicità. Cerca un partner, fatti finanziare via crowdfunding (Lo fanno cineasti, personaggi tv come Santoro, autori di fumetti e band musicali). Insomma, continua a fare quello che stai facendo ma in maniera più etica. Farai senz’altro più soldi, ti piacerà di più (fidati, ti piacerà!) e avrai anche una credibilità maggiore.
                Fine. Non c’è altro da aggiungere
                🙂

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  10. Ci sarebbe tantissimo da dire in merito… posso solo sintetizzare così, gli articoli si pagano SEMPRE, del resto a 50 euro sono arrivati a chiedermi di togliere penalizzazioni Google da un sito (!), bisogna puntare sulla corretta informazione e questo, secondo me, è l’unica cosa che va fatta gratis…

    una volta che hai fatto capire alle persone che quel tipo di lavoro costa fatica reale, mi sembra idoneo tarare il prezzo della recensione sul numero di accessi e/o su quello di follower, per essere ancora più precisi magari mettendo in mezzo anche il CTR effettivo.

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  11. “Punto primo il web prevede l’anonimato”. “Per una buona informazione”: chi l’ha detto?
    L’evoluzione del web prevede invece di metterci la faccia. L’anonimato è da irresponsabili e non dà nessun tipo di autorità a chi lo sfrutta.
    Simone

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  12. Il problema di fondo è la cattiva informazione, secondo me: fin quando passa l’idea che il web sia la patria dello scrocco, in cui tutto è gratis ed “addirittura” si paga il download delle immagini, per dire, ci sarà sempre qualcuno disposto a scandalizzarsi perchè 50 euro sembravano abbastanza per una recensione. In questi termini non conviene proprio starci dietro, non sono neanche consulenze, sono elemosine…

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    1. Esatto il problema di fondo è proprio questo, il web (e in particolare i blog) sono visti come strumenti per farsi pubblicità gratis…o ancora peggio con l’idea di “diamo un contentino a questo che scrive”..perché?

      Perché invece negli Stati Uniti funziona diversamente? Perché dobbiamo fare sempre i furbi in Italia? Perché il web in Italia non si svilupperà mai come si deve?

      Il male del web è il blogger di turno che chiede un compenso equo per una recensione onesta? Non credo

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  13. Salvatore hai ragione. L’unico modo che abbiamo per invertire la tendenza è fissare dei paletti. Vuoi la “rece” da me? Benissimo. Leggi cosa ho scritto sopra. La vuoi gratis? Rivolgiti a “Per una buona informazione”, magari ci sta. Detto senza polemica, sono solo punti di vista differenti eh 😀
    Simone

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    1. Ma io non la faccio gratis 🙂 Io mi faccio pagare da chi mi deve far pagare. C’è gente che lavora e gente che va per appartamenti. Senza polemica, eh 🙂

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        1. Vedi Simone, il padrone di casa è una persona garbata e anche intelligente che sta ad ascoltarti. Poi magari non è d’accordo con me, ma abbiamo un dialogo amichevole. Io gli consiglio di cambiare rotta perché quello che fa non è lecito (né in termini morali – questa sconosciuta, a quanto pare parlando con te – né legalmente). Lo sfottere con “La vuoi gratis? Rivolgiti a “Per una buona informazione”, magari ci sta.” dimostra la mia tesi: firmare con nome non sempre garantisce la qualità del commento.
          Probabilmente non sai come è fatto un giornale. Io non aspetto che un pinco pallo, per usare il termine già usato, mi chieda una recensione, e se me la chiede non è detto che io la faccia. Dietro ci deve essere un perché, una notizia, un motivo di interesse collettivo, in base alla testata per cui lavoro. Questo non è per un blog, che è più specialistico e può ospitare quello che vuole. Ma nel mio caso decido io, in accordo con il mio direttore, di cosa parlare. Quindi non è che uno mi propone una recensione/intervista gratisn e io – magari – ci sto. Spesso sono io a chiedere a una persona interessante se gli va di essere intervistata e, credimi, non gli presento fattura.
          Per il resto pensatela come volete 🙂

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          1. Ma infatti. L’articolo si riferisce a una recensione richiesta a un blogger, non a una testata giornalistica. Dunque le tue considerazioni sono fuori luogo perché non inquadrano il problema. E sta di fatto che se qualcuno ti chiede di fare qualcosa per lui, qualsiasi essa sia, tu puoi benissimo trattare il prezzo così come farlo gratuitamente. E’ una scelta lecita, non credi? E non te la prendere si ti ho “punzecchaito” un po’ 😀
            Simone

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            1. Simone, fai solo una figura infantile e ignorante. Cosa speri, di mettermi in difficoltà? Farmi perdere la pazienza? Maddai, sù 🙂 Avessi letto i miei post sapresti già la risposta alla tua banalità.
              Per il resto, ripeto, fate un po’ come vi pare 🙂 Anche chi insultava su facebook pensava di poterlo fare. Vediamo un po’ se vi becca chi di dovere 😉
              Chiudo qua. Parlare con gli ignoranti mi deprime. Mr Tozzo, non mi riferisco a te. Con te il dialogo è buono e ti faccio i complimenti.

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              1. Non capisco dove trovi insulti nelle mie parole. Nelle tue invece ce ne sono, ma non mi importa. In più noto che forse non sei così bravo/brava ad esprimere la tua opinione perché vai fuori tema. Comunque “pace” e buona vacanza.
                Simone

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                1. Ma non è che non sono bravo io a esprimere il mio punto di vista: sei tu che non lo sai leggere e, se lo leggi, non lo capisci. E non ti insulto, constato. Non lo leggi perché l’ho già espresso nel mio primo post. Devo ripetermi? Ma no, leggitelo. E non vado fuori tema visto che un blog è un mezzo di comunicazione e, come tale, si deve adeguare all’etica.
                  Non capisci quello che leggi perché nessuno ti ha detto che insulti. Ho solo riportato un fatto di cronaca (leggili i giornali. Lì c’è informazione, non siamo pagati dalla fonte) che riguarda facebook. Da sempre c’è il luogo comune che su FB tu possa dire e fare quello che vuoi. C’è libertà di espressione, dopotutto. Già, peccato che sono scattate diverse condanne per diffamazione MEZZO STAMPA. Facebook, dandoti la possibilità di pubblicare (postare) cose è a tutti gli effetti un mezzo di stampa. Così come i blog. E se è vero che si tratta di un mezzo di stampa, anche un blog deve attenersi alle regole (ergo non farsi pagare dalla fonte). Io fuori tema o sei tu che non leggi?
                  Pace e bene anche a te e buona vacanza

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  14. Ma non è che non sono bravo io a esprimere il mio punto di vista: sei tu che non lo sai leggere e, se lo leggi, non lo capisci. E non ti insulto, constato. Non lo leggi perché l’ho già espresso nel mio primo post. Devo ripetermi? Ma no, leggitelo. E non vado fuori tema visto che un blog è un mezzo di comunicazione e, come tale, si deve adeguare all’etica.
    Non capisci quello che leggi perché nessuno ti ha detto che insulti. Ho solo riportato un fatto di cronaca (leggili i giornali. Lì c’è informazione, non siamo pagati dalla fonte) che riguarda facebook. Da sempre c’è il luogo comune che su FB tu possa dire e fare quello che vuoi. C’è libertà di espressione, dopotutto. Già, peccato che sono scattate diverse condanne per diffamazione MEZZO STAMPA. Facebook, dandoti la possibilità di pubblicare (postare) cose è a tutti gli effetti un mezzo di stampa. Così come i blog. E se è vero che si tratta di un mezzo di stampa, anche un blog deve attenersi alle regole (ergo non farsi pagare dalla fonte). Io fuori tema o sei tu che non leggi?
    Pace e bene anche a te e buona vacanza

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    1. Scusa ma se l’ormai famoso “Pinco Pallo” ti propone a te, blogger, di recensire un suo prodotto, che lui vende (lo sottolineo), che male c’è a fissare un prezzo per la tua recensione? Questo è il punto della questione. io non ci vedo niente di immorale o contro l’etica del pensiero unico dominante. La questione insulti su Facebook poi è completamente off topic.
      Simone

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  15. Articolo molto interessante, ti leggo da un po’ perché mi piace il tuo modo di porti. Non sopporto però questo tipo di scambi, una recensione dovrebbe essere fatta gratuitamente e in modo del tutto spontaneo, non sporcata da un compenso in denaro. Questo non toglie che ne hai tutto il diritto. Giustamente, sei a casa tua, i lettori sono i tuoi, ed è legittimo che sia tu a dettare le condizioni. Il fatto è che io provo nausea nei confronti di una rete ormai popolata di blogger-venditori che danno l’impressione di volerti rifilare un aspirapolvere da un momento all’altro. Saluti!

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    1. Ciao e grazie per aver letto !!

      Hai ragione quando dici “Il fatto è che io provo nausea nei confronti di una rete ormai popolata di blogger-venditori che danno l’impressione di volerti rifilare un aspirapolvere da un momento all’altro”.

      Infatti anche nel caso tu voglia utilizzare il tuo blog per fare “marchette” devi seguire delle regole per non ammorbare il tuo pubblico.

      Il problema è che nella rete ci sono anche i furboni che pensano di pubblicizzare il loro prodotto/servizio (che gli porterà dei guadagni) a gratis o per due spiccioli….questa ormai è una prassi sul web in Italia, perché ancora non si è capito come utilizzarlo.

      Se tu “imprenditore” vieni da me e mi chiedi una recensione perché io dovrei mettere a disposizione il mio spazio e i miei followers senza un ritorno?

      Voglio sottolineare una cosa…la recensione deve essere onesta anche se mi paghi io devo essere libero di dire che il tuo prodotto fa schifo o che il tuo prodotto è buono, questi sono punti fondamentali da chiarire con il diretto interessato. Non credi?

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  16. Come in ogni lavoro, come in ogni ambito, chi si svende fa tanti danni, ai colleghi ma anche a se stesso. Un prezzo non si può stabilire, ma accettare lavori gratis o malpagati è un boomerang sul mercato. Ci sono persone che pur di scrivere su LinkedIn che fanno qualche triste lavoro dal nome inglesizzato figo, sono disposti a stare 40 h settimanali + straordinari a pochissimi soldi al giorno. Non mi stupisce che accettino solo visibilità pur di autodefinirsi “blogger”

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  17. Non ho la più pallida idea di quanto ci si debba far pagare, anche perché non ne ho mai fatte e non penso proprio che ne farò. Il mio non è un blog certamente adatto a recensioni.
    Però una cosa è certa, quando si tratta di pagare hanno tutti il braccino corto, quindi cercano di scucire pochi soldi e avere la loro recensione quasi gratis, se non addirittura gratis. Questo ormai è un gioco sporco che fanno in parecchi!
    Sempre argomenti interessanti carissimo Mr. Tozzo!
    Serena notte, Pat

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  18. Le persone si definiscono conoscitori del web e confondono al figura del blogger con la figura del giornalista: questo già si commenta da sé. Premesso che NON mi è mai interessato fare la giornalista, blogger lo sono, prima di tutto, per piacere. Ora, questo comporta, come molti già hanno sottolineato, che l’attività da recensore venga svolta gratuitamente. Ribadisco, non si confondano le cose: se un’azienda sa – e alcune lo sanno bene – che i canali digitali possono veicolare immagini del brand ben precise, se sanno che da questa “immagine” – che non è sempre detto che corrisponda alla realtà – influisce sulle loro vendite, pensano bene di curare in una certa maniera tanto la loro immagine tanto i canali. Se un’azienda invia gratuitamente prodotti ad un blogger, si aspetta che ne parli: bene o male, in ogni caso lo farà conoscere. Dire che i blogger che si fanno pagare per le recensioni sono il rovescio della medaglia, laddove dall’altra parte ci sarebbero nientepopidimenoché i politici che comprano voti, significa farsi sfuggire un dato elementare: premesso che la mia esperienza sia autentica, se vado in pizzeria e mangio una buona pizza, poi mi collego su Tripadvisor, ciò non toglie che la pizza l’ho pagata; se vado a fare un viaggio a Parigi, ho pagato l’albergo, anche se ho recensito sul portale di cui prima. In altre parole, i comuni mortali COMPRANO PRODOTTI, PAGANO PER SERVIZI CHE POI RECENSISCONO: le aziende ne traggono i loro benefici. Pagando Tripadvisor, bei soldi, pagando Booking, bei soldi e al fine di ottenere visibilità. Perché un blogger dovrebbe perder tempo a fare una recensione, incidere sulla visibilità di un brand per nulla? Allora o si fanno le recensioni fasulle o si fanno autentiche. Devono essere autentiche? Mi invii il prodotto, come minimo, e mi paghi, come vuoi pagare i portali sopra citati. Insomma, non venite a fare i bacchettoni del giornalismo, che è altra cosa, perché dovete difendere la categoria. Abbattete i colossi Tripadvisor e Booking e poi ne parliamo. Intanto, andate a rompere le scatole ai quattro incompetenti delle grandi testate che odiernamente pubblicano bufale scritte nemmeno come potevo essere capace io di scrivere a 6 anni. Grazie. E grazie Andrea, penso che ne riparleremo in privato di questo 😉

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    1. Oh finalmente! Parole sagge le tue Bruna, quelle che aspettavo.
      Mi permetto di aggiungere una cosa da non poco: la presunta superiorità etica di alcuni giornali si manifesta anche nella scelta delle pubblicità da pubblicare? Sai, capita spesso di trovare nella sezione degli annunci personali quelli di alcune poco celate prostitute… ma come? Mi vuoi dire che quelli sono addirittura annunci gratuiti? Capissi per soldi, anche i giornali devono far cassa, ma in questo caso dov’è la moralità? Chi controlla gli annunci? Ii direttore che dice? Di cosa stiamo parlando?
      Simone

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      1. Io, semplicemente, penso che se si ragiona in un certo modo, bisogna applicare tale logica sempre e a tutto. Per cui certe distinzioni non hanno senso, come non ha senso non dire nulla su un sistema grande e andarsela a prendere con i pesci più piccoli – tipo i blogger.

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  19. io per caso faccio il blogger o meglio ho un blog e per caso scrivo opinioni soprattutto su libri e dischi, non ho mai chiesto nulla e non ho mai avuto proposte perchè uno sono un blogger sfigato con un cazzo di seguito di followers e due scrivo per me per quando un giorno vecchio decrepito vorrò leggere le cagate che scrivevo. Detto ciò mi hai cmq fatto sorgere dei dubbi dei pensieri che prima non avevo. mo ci penserò, intanto continuo a scrivere cagate che non leggerà nessuno!! ahah! ciao

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  20. Oh oh oh quanta carne al fuoco! Passo indietro per avere una visione di insieme e poi balzo in avanti per dire la mia. Io farei delle… Distinzioni. Credo che i quadri possibili siano riconducibili ad almeno 4 opzioni:

    Opzione A) Ti interessa la MIA opinione. Non vuoi semplicemente che qualcuno, uno qualsiasi purché seguito, veda il tuo prodotto e ti dica cosa ne pensa. No. Tu scegli consapevolmente me. Vuoi un mio parere perché conoscendomi come blogger hai avuto modo di sviluppare grande stima verso il mio modo di vedere le cose. Vuoi un mio parere perché il mio seguito ti interessa nella misura in cui esso parla di me come di una persona autorevole, non semplicemente in qualità di numero. Vuoi un mio parere perché trovi le mie opinioni brillanti e interessanti e desideri sapere cosa penso io del tuo prodotto (facendo entrare sotto la dicitura “prodotto” qualsivoglia creazione di qualsivoglia natura). In questo caso tu mi paghi come pagheresti un architetto per valutare un tuo immobile: ti fidi della professionalità di quella persona perciò paghi il suo parere perché lo ritieni di valore. Mi paghi come pagheresti un medico per una visita privata: non paghi un medico perché vada in giro a sbandierare che sei sano come un pesce, lo paghi perché sai che puoi fidarti di lui quando ti dice qualcosa sul tuo stato di salute e sai che i suoi consigli sono validi. Perciò fondamentalmente mi paghi per una “consulenza”. Io quindi il mio parere te lo do (attenzione, lo do a te che mi hai richiesto una valutazione) poi se desidero parlarne o meno sul mio blog è a mia discrezione. Ma non è questo a essere oggetto di compravendita. A quel punto se ne parlo sul mio blog è perché ciò che ho avuto modo di sperimentare mi ha colpito come avrebbe potuto colpirmi se fossi stata io stessa ad acquistarlo. Non ho necessità di parlarne sul mio blog per far tintinnare il salvadanaio quindi se lo faccio è solo perché voglio condividere qualcosa di bello coi miei lettori. In fondo facciamo questo, continuamente, con chi ci segue: condividiamo bellezza e quando, al contrario, condividiamo brutture in fondo lo facciamo solo perché è desiderio di bellezza che desideriamo suscitare.

    Opzione B) Ti interessa il pubblico. Posso darti uno spazio. Forse. Posso venderti dei pixel per farti pubblicità. Qui ognuno decide come gli pare, naturalmente. Io, personalmente, darei spazio soltanto a qualcosa che è davvero Calamo Approved ma anche senza arrivare a questi estremi di intransigenza credo che quantomeno tutti dovrebbero ospitare cose minimamente coerenti con ciò che pensano. Insomma, il tuo blog è casa tua, la riempiresti di spazzatura? Mi auguro di no. Comunque, a quel punto tu paghi lo spazio e sì, dato che i blogger sono a volte (spesso?) grafforoici è possibile (altamente probabile?) che ci scrivano pure su un post. O almeno è ciò che farei io. Perché ospiterei a casa mia preferibilmente gente che stimo e allora quando c’è un ospite gradito fa piacere parlarne. Altrimenti divento un albergo. Il ché non è deplorevole in sé e per sé. Ma basta chiarirlo e saperlo.

    Opzione C) Ti interessa il MIO pubblico. No, non lasciarti ingannare, non è uguale al punto precedente: in questo caso non ti interessa tanto la quantità quanto la specifica qualità del mio tipo di pubblico, ti interessano proprio i miei lettori perché hai avuto modo di osservarli (e già qui significa che hai investito tempo e quindi sei una persona attenta, accurata. Mi piaci già, guarda) ecco, dicevo, hai avuto modo di osservarli e credi proprio siano il pubblico giusto per il tuo prodotto (e già qui vuol dire che sei un tipo sveglio che sa valutare bene a chi potrebbe interessare che allevi capre albine su una montagna incantata. Mi piaci sempre di più, sai?). Ok, in questo caso vieni e mi chiedi di scrivere per te una recensione e pubblicarla sul mio fantastico blog. Il fatto è che se ti piace il MIO pubblico, mi spiace ragazzo mio ma è così, vuol dire che forse forse ti piaccio pure io. Allora io se ho tempo e voglia decido di affittarti i miei occhi a un certo prezzo, mi metto a tua disposizione per dirti come vedo io il tuo prodotto. Poi, come al punto A, posso decidere di recensionare a manetta. Ché le cose quando ti piacciono parlarne è un piacere.

    Opzione D) Ti interessa che io ti faccia questa caspita di recensione e basta, o accetti o rifiuti, smettila di volermi fare riflettere. Ecco, io in questo caso mi sento un po’ come una conduttrice tv. Il blog è il mio programma. Poi c’è lo sponsor che mi chiede di parlare per 5 minuti dei suoi divani e io mi metto davanti la telecamera, stoppo il programma e inizio ad accarezzare i divani come se fossero dei tenerissimi gatti persiani e dico che sì, non importa che io coi soldi che guadagno grazie al programma potrei permettermi di avere divani realizzati con pelle di fatine scuoiate, no, non importa, a me piacciono proprio questi, com’è che si chiamano regia? Ah sì, proprio questi, ho proprio questi a casa mia. E ok, facciamo che invece stabiliamo prima che io posso scrivere nella mia recensione quello che mi pare e sì, perché io sono eticamente di marmo quindi anche se mi hai pagato io se vorrò scriverò su di te peste e corna sul mio blog e chissenefrega se a caval donato non si guarda in bocca. Me lo immagino il committente, starsene lì, in un angolo, in ansia, perché teme di poter ricevere da un momento all’altro una pubblica umiliazione ed essere esposto al pubblico ludibrio. Insomma, un mezzo masochista che paga per poi rischiare tanto. Non so. Di tutte le opzioni questa mi sembra francamente la più ambigua. (E, per ora, qua mi fermo perché sto sfiorando quota 1000 parole e poi, parola del mio caro Tozzo, entro nel romanzo)

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    1. Grazie per aver letto e per aver lasciato il tuo guest-commento ;D

      Interessanti i punti che hai elencato, l’ultimo punto (quello del masochista che paga per poi rischiare tanto) è quello che mi è piaciuto di più.

      "Mi piace"

  21. Il blog: una strana forma di espressione che lavora in un mondo parallelo ai media tradizionali, con regole sue, usi e costumi tutti suoi, difficili da comprendere per chi non ci bazzica, e un po’ anche per chi ci bazzica con un background sul mondo che fu.
    Io credo, Andrea, che tu abbia alzato lo standard e questo confonde (nel senso che lascia spiazzati) la concorrenza, che poi concorrenza non è. In fondo una cosa sono le riviste e i quotidiani, le radio e la tv, altro, ben altro è un blog. Nemmeno il classico sito web è paragonabile, perché la struttura del blog è tutta una cosa differente. Il blog è casa tua, non è un portale né un aggregatore di notizie o informazioni. Il Blog è il tuo personalissimo modo di andare in piazza e raccontare le tue cose. Cosa ben lontana da una testata giornalistica. Se è vero che non puoi usarlo per insultare le persone, è altrettanto vero che non rispondi a nessuna legge e a nessun regolamento al quale non risponderesti nella vita reale come singolo. Quindi cambia tutto. E così cambiano anche i termini di una eventuale recensione di un prodotto o di un servizio o semplicemente un personaggio. Perciò nei limiti della normale convivenza ci puoi fare quello che vuoi e se hai voglia di parlare bene o male di qualcosa sei libero di farlo, come di paragonare due prodotti o servizi. Quanto al farsi pagare il concetto è molto più semplice di come sia stata messa: ti interessa il mio pubblico? Ok allora io posso parlare al mio pubblico se ne ho voglia, ma se mi vieni a cercare devi mettere in conto che posso parlare anche malissimo del tuo prodotto, o che per dare spazio ai tuoi interessi voglio qualcosa in cambio e siccome al mio pubblico ci tengo quasi come all’aria che respiro, sappi che il prezzo lo faccio io. Se ti va bene, bene, in caso contrario il mio pubblico te lo raggiungi a suon di investimenti belli grossi e tanto tempo, senza di me. Se ti va è così. Se no puoi anche girare al largo. E pensa un po’: se ho voglia posso anche dire che mi hai offerto dei sldi per recensire un prodotto ma ho rifiutato, e sappiamo tutti che solo questo sarebbe già un colpo bello pesante per il tuo business.
    Poi sai che c’è? Che posso anche fare quello che chiamano publiredazionale, ovvero quegli articoli che sono costruiti solo per pubblicizzare qualcosa, e dirlo ai miei lettori, con una frase semplice: “oh raga, mi hanno pagato per questo, abbiate pazienza che devo mangiare”. Punto, finita lì. Quindi il blogger dovrebbe farsi un listino e attenersi a quello, perché se ti cercano è perché tu blogger sul mercato hai un valore e te lo sei sudato.
    Quanto ai dettagli direi che qui sopra Monia ha già sviscerato tutto e non c’è molto da aggiungere.
    PS: “graforroico” è geniale.

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