DDL diffamazione, i blog sono salvi

Sembra che siamo arrivati al capitolo finale di questa storia sulla diffamazione per mezzo stampa cartacea e/o online. Il decreto è stato riscritto per l’ennesima volta (quasi dieci volte), ma ormai sembra essere quello definitivo.

L’ultimo testo del DDL integra l’articolo 8 della legge sulla stampa – n. 47 dell’8 febbraio 1948 – per quanto riguarda le rettifiche in caso di soggetti lesi nella reputazione. Le rettifiche, secondo il DDL, dovranno essere “pubblicate gratuitamente senza commento nel quotidiano o periodico interessato, comprese le relative edizioni diffuse per via telematica“. La grossa novità della nuova versione del DDL è l’eliminazione della pena detentiva per il giornalista, sostituita con una pena pecuniaria che va da 5mila euro fino a un massimo di 50mila euro.

I blog sono esentati da questo DDL, infatti le tanto contestate disposizioni sui blog presenti nel precedente DDL (blog equiparati alla carta stampata) sono sparite.

Ad maiora

Il DDL che mette il bavaglio alla Rete ?

La commissione Giustizia del Senato ha approvato il DDL Diffamazione, tanto contestato dal popolo della Rete, soprannominato (sempre dal popolo della Rete) come Legge Bavaglio.

All’articolo 2-bis, “misure a tutela del soggetto diffamato o del soggetto leso nell’onore e nella reputazione”.
Vediamo meglio cosa dice questo decreto. Il decreto legge permette, ai soggetti lesi, di ordinare la rimozione dei contenuti (ritenuti diffamatori) dai siti internet e dai motori di ricerca. Quello che non piace di questo DDL è l’obbligo di rettifica esteso a tutte le testate giornalistiche diffuse per via telematica, questo è proprio quello che non piace perché per molti rimane ambigua la definizione di “testate giornalistiche diffuse per via telematica”. Le rettifiche dovranno essere pubblicate entro 48 ore per evitare sanzioni che arrivano fino a 25mila euro.

Al primo comma del 2-bis, “l’interessato può chiedere ai siti Internet e ai motori di ricerca l’eliminazione dei contenuti diffamatori o dei dati personali trattati in violazione della presente legge”.
Nel caso di un rifiuto la parte lesa può rivolgersi direttamente a un giudice per richiedere la rimozione di dati, foto e informazioni personali da qualsiasi sito e/o motore di ricerca.

Il quarto comma recita, “In caso di inottemperanza all’ordine impartito ai sensi del comma 2, il giudice può applicare nei confronti dei soggetti responsabili la multa da 5mila a 100mila euro e disporre la rimozione del contenuto illecito o del dato personale trattato illecitamente”.

Si ricorda che l’intero articolo è stato approvato, quindi è legge.

Che ne pensate ?

Ad maiora

Diffama Renzo Bossi, colpito un blogger francese

Arriva una nuova condanna per diffamazione online e questa volta ad essere colpito è un blogger francese. Michel Abbatangelo, blogger francese, è accusato di aver scritto un “Diario Satirico” sulle gesta politiche e personali di Renzo Bossi (il figlio del fondatore della Lega Nord Umberto Bossi).

Il blogger è stato condannato dal Tribunale di Varese a pagare 5000 euro di multa più 2.500 euro di spese legali, ma inizialmente la condanna richiesta dall’avvocato di Bossi era di 7 mesi di carcere e 30mila euro di multa. Michel Abbatangelo ha commentato così la sentenza: “Ho passato due giorni a ridere per questa querela surreale, più comica dei diari stessi – Appena verranno pubblicate le motivazioni della sentenza il mio avvocato ricorrerà in appello, spiegain un’intervista a LSDI, se subirò un’altra condanna, ricorreremo ancora, fino ad arrivare alla Corte Europea. Io sono francese e, alla fine, devono venire qua a prendermi“.

La cosa curiosa è che il giudice che ha emesso la condanna non ha dato l’ordine per rimuovere il blog, che attualmente è ancora online ed è raggiungibile al seguente indirizzo: http://100cosecosi.blogspot.fr/

Il caso del blogger francese riaccende la discussione della libertà di espressione in Italia, infatti oltre il caso del blogger francese c’è anche il caso di una ragazza livornese la quale tramite social network si è lamentata del suo ex-datore di lavoro il quale a sua volta l’ha querelata.

Ad maiora