Google evade le tasse in maniera legale

In questi anni Google ha messo da parte un bel tesoretto aggirando le tasse in maniera lecita, da una recente analisi sembra non essere l’unica farlo anche altre società del mondo ICT utilizzano lo stesso “trucchetto”.

Bloomberg ha comunicato le cifre, per adesso ancora presunte, relative al mancato pagamento delle tasse del 2011. La cifra si aggira attorno ai 2 miliardi di dollari, effettuati spostando 9,8 miliardi di dollari in una società di copertura alle Bermuda. Questa manovra, legale, ha permesso a Google trasferire gli utili in società che si trovano nel paradiso fiscale dell’Atlantico portando a metà il tasso fiscale.

La Commissione Europea, per evitare questi “trucchetti” legali, sta preparando una lista nera dei Paradisi Fiscali che costano a noi europei 1.300 miliardi di euro.

Google non è l’unica, infatti anche Microsoft utilizza lo stesso escamotage tanto che il governo inglese ha accusato Microsoft di non pagere le tasse.

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Tassa sugli SMS e’ subito protesta

E’ bastato solamente “pensarlo” per scatenare una forte protesta (sul web e non) contro l’ennesima tassa. Questa volta la vittima è il caro e vecchio (ma sempre fedele) sms.

La prima volta che provarono a tassarlo fu nel 2004 ma la proposta, che non fu neanche formalizzata, venne ritirata immediatamente visto che nel giro di 24 ore l’autore della proposta (Gianluigi Magri) fu sommerso di critiche.

2012 ci riprovano ma la risposta dei consumatori non cambia. L’idea era quella di tassare gli sms (sovraprezzo di 2 cent/€) inviati alla Protezione Civile in caso di allarme. Tutto questo per risanare la disastrosa situazione economica in cui si trova la stessa Protezione Civile.

Inutile dire che solamente la proposta ha provocato l’ira delle associazioni a tutela dei consumatori e gli stessi consumatori. La protesta è arrivata anche tramite il web e social network (Facebook e Twitter).
Una tassa fino a 2 centesimi sull’invio di un SMS da qualsiasi dispositivo (telefono cellulare, computer o siti web). Le società telefoniche dovranno provvedere al pagamento dell’imposta, “con facoltà di rivalsa nei confronti dei clienti”.

Visto l’uso che ne fa il popolo italiano degli sms si stima un rientro economico pari al mezzo miliardo all’anno. La Codacons ha già bollato questa operazione come “furto con destrezza”, visto che in Italia siamo quelli che pagano più di tutti (a livello europeo) gli sms.

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